“Tempo”: schizzi di vita e la cooperazione internazionale raccontata da chi la fa

Letture, musiche, racconti di vita e cooperazione. La presentazione del libro “Tempo e variazioni sul tema, tratto da partitura esistenziale” (pagg. 78, Euro 10, Intermedia editore, Orvieto)  della scrittrice, ballerina e cooperante amerina Libera Ceccarelli, presso il San Valentino Sporting Club si è trasformata in uno spazio di confronto su un argomento, quello dell’Africa e dei suoi reali bisogni, che ha consentito di andare oltre gli steccati della propaganda, per guardare con occhi nuovi un continente ed i suoi problemi, grazie alla testimonianza di chi, come l’autrice, in Africa ha lavorato ed operato.

Non solo perchè con la sua associazione ‘Radici d’amore’ a contribuito a realizzare 25 pozzi d’acqua fra il Senegal e il Burkina Faso, alla scolarizzazione e ad aiutare concretamente persone e famiglie in difficoltà, ma anche perchè con quelle terre ha un rapporto costante: “L’Africa mi è entrata nel sangue, io mi sento africana dentro, è una terra che ho sempre sentito mia sin da bambina ho anche la nazionalità senegalese e ne vado fiera.“, ha spiegato l’autrice.

MUSICA, DISEGNI E PAROLE

Dopo l’introduzione, a cura del presidente del San Valentino Sporting Club Maurizio Sciarrini, che ha ricordato l’importanza della solidarietà, soprattutto in un periodo come questo (il ricavato del libro sarà devoluto alla costruzione di un ospedale dispensario in Senegal), il giornalista Emanuele Lombardini ha dialogato con l’autrice che ha letto alcuni passi degli appunti di viaggio che caratterizzano il libro, intervallati dal contrappunto musicale a cura dei percussionisti Keba Seck (senegalese) e Dauda Sow (gambiano) e della flautista Hermelin Meinardi (olandese).  L’illustratrice Monica Bracciantini ha riprodotto alcune immagini, fra le quali alcune disegnate da lei stessa per il libro

FRA DUE CONTINENTI

Il libro nasce volutamente bilingue, col testo in francese a fianco, tradotto dallo stesso Keba Seck e dal burkinabè Aziz Derme: “Mi è venuto naturale scriverlo in due lingue perchè nasce fra due continenti, è il racconto della mia vita che si svolge fra due continenti. Ogni volta che vado in Africa per me è come respirare. La traduzione però l’hanno fatta i due ragazzi perchè sono madrelingua e queste sono le disposizioni delle case editrici oggi”.

Fra una lettura e l’altra, l’autrice sollecitata dal giornalista ha offerto al pubblico alcuni spunti di riflessione sul tema della cooperazione, dando un senso reale al quell’ ‘Aiutiamoli a casa loro’ che oggi viene usato come un modo per allontanare il problema della solidarietà: “E’una questione di umanità, di persone – ha spiegato l’autrice – L’idea di destinare il ricavato al dispensario è nata in maniera inattesa, perché durante i miei viaggi mi hanno fatto vedere alcuni luoghi, in particolare in  un villaggio nell’entroterra, spiegandomi che in quella zona c’è un terreno a disposizione e che serve tantissimo un dispensario medico. Mi sono messa a disposizione e questo il modo che mi è venuto: può essere un modo sia per raccogliere fondi che alimentare un dibattito”.

PER AMORE DELL’AFRICA DEPREDATA

Ed il dibattito c’è stato. Prima l’autrice, poi la stessa flautista ed anche dal pubblico sono venuti spunti sul tema della cooperazione: “Chi non vive quelle terre non può sapere veramente perchè questa gente fugge e viene da noi – dice l’autrice – Sapete perchè scappano? Perchè quelle terre, così ricche, non hanno più niente. Noi occidentali abbiamo depredato quelle terre. Sapete che in Africa, dove il cioccolato maggiormente viene prodotto, esiste un accordo con i paesi occidentali che vieta ai popoli africani l’utilizzo della materia prima e se vogliono per esempio, una barretta di cioccolato, non la trovano o la trovano a prezzi altissimi, importata da quegli stessi paesi occidentali che ne sfruttano il cacao?. Sapete che la birra che fanno in Africa, col luppolo locale, ha il marchio europeo perchè loro non hanno diritto di produrla?

Rapidamente, il discorso si è spostato sulle regioni depredate come la Casamance, zona del Senegal, zona ricca di risorse ma senza strutture di base (mancano medici, scuole e perfino l’ospedale) e dove vive una popolazione poverissima perchè l’area è stata completamente spogliata, mentre in questa come in molte altre parti dell’Africa, le popolazioni si fanno la guerra con le armi vendute dagli europei, molte fabbricate in Italia.

L’Africa, e i suoi bisogni primari. Fra questi, anche quello di un sorriso, della normalità di un gioco per i bambini. “Ho lavorato come medico nello Zambia per tre anni – ha raccontato Hermelin Meinardi – e mi preoccupavo di avere tutte le cose necessarie. Mi sono sentita dire: ma l’ha portato un pallone? Perchè qui, un pallone è la cosa più importante” . Terre che diventano spugne’ delle quali apprendere per noi europei: “Sono stata in Burkina Faso ad accompagnare mio marito – dice una spettatrice dialogando con l’artista – e chiedevo alla gente cosa potessi fare. Mi hanno portato a visitare l’ospedale, il mercato ed altre zone della città. Mi hanno detto: non puoi fare nulla qui, ma puoi arricchirti guardando. Così è stato”.

Presente fra gli spettatori anche Benito Montesi, presidente del Panathlon Terni, che a sua volta ha portato una testimonianza dei suoi incontri in Africa

Un pomeriggio all’insegna della cultura, dello scambio e della conoscenza (“Perchè l’Africa vera non è quella che fanno vedere ai turisti“, sottolinea l’artista), che si è concluso con una degustazione di prodotti africani ed italiani: “Siamo molto contenti della riuscita di questo evento – commenta il presidente del San Valentino Sporting Club Maurizio Sciarriniperchè è il primo evento culturale organizzato da noi e perchè si è parlato di temi importanti, dei quali c’è sempre bisogno di parlare. Chissà che tutto questo non abbia un seguito”.

Il libro è ancora acquistabile richiedendolo all’artista o chiedendo informazioni alla nostra struttura.